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Poteri emergenti nell'economia politica internazionale: il caso di India, Brasile e Sudafrica
Autore: Lorenzo Fioramonti    
 
 

Abstract

L’India, il Brasile ed il Sudafrica sono le principali democrazie dei tre continenti in via di sviluppo e la loro ascesa ha segnato una delle novità più significative nella politica globale degli ultimi anni, insieme all’affermazione di una grande potenza economica come la Cina. A differenza di quest’ultima, però, i tre paesi hanno saputo ritagliarsi un ruolo di portavoce del mondo “in via di sviluppo”, soprattutto in ragione della loro rappresentatività democratica e della loro rapida crescita economica, che li ha catapultati tra le principali potenze emergenti del XXI secolo. Nella loro triplice alleanza (conosciuta anche come IBSA), India, Brasile e Sudafrica hanno adottato un discorso politico da potere normativo, fondato sull’idea che i tre paesi siano portavoce di istanze di giustizia all’interno di una politica globale ancora fondata sulla Realpolitk e l’egemonia di pochi.

Quest’analisi mostra come l’alleanza IBSA non sia nata in risposta a problemi contingenti, ma stia puntando a risposte di lungo termine per la riforma della governance globale. Ciò però non deve trarre in inganno sulle sue reali ambizioni. Infatti, India, Brasile e Sudafrica non puntano ad una riformulazione radicale delle istituzioni internazionali, ma semplicemente chiedono l’applicazione di pratiche e processi più inclusivi, in grado di coinvolgere almeno i paesi che “contano” nel contesto internazionale del nuovo millennio. Questo, forse, è il limite più rilevante del presunto potere normativo di IBSA e della sua ambizione di ridisegnare la politica internazionale. Infatti, l’alleanza non è ancora un gruppo di normative actors interessati a questioni di principio inerenti alla politica internazionale, come per esempio si possono considerare i paesi scandinavi. IBSA non si fa portavoce di principi e norme da applicare a livello globale, ma piuttosto si preoccupa di rinforzare il coordinamento strategico dei tre paesi guida. La filosofia operativa punta alla ricerca del consenso, spesso a scapito dei principi, eleggendo a priorità i temi che interessano direttamente i tre paesi, le loro strategie comuni e le loro ambizioni regionali.

 

Abstract

 India, Brazil and South Africa are major democracies in three continents of the developing world and their rise has marked one of the most significant developments in global politics of recent years, along with the affirmation of a major economic power like China. Unlike the latter, however, the three countries have been able to carve out a role as spokesperson for the “developing” world as a whole, especially because of their democratic representativeness and their rapid economic growth, which has catapulted them among the major powers emerging twenty-first century. In their triple alliance (also known as IBSA), India, Brazil and South Africa have adopted a political discourse of normative power, based on the idea that the these countries can represent marginalized countries in a world politics still dominated by Realpolitik and the hegemony of a few.

This analysis shows that IBSA was not created in response to ad hoc issues, but in fact it is pointing to a long-term strategy for the reform of global governance. That, however, should not overemphasize the scope of their ambitions. In fact, India, Brazil and South Africa do not point to a radical reformulation of international institutions, but simply ask for the application of more inclusive practices and processes, able to involve at least the powers that “matter” in the international context of the new millennium. This is perhaps the most important limitation of IBSA’s alleged normative power and its ambition to reshape international politics. In fact, the alliance is not yet a group of ‘normative actors’ interested in questions of principle concerning international politics, such as for instance the Scandinavian countries. IBSA does not advocate for clear principles and norms to be applied globally, but it rather is concerned with strengthening the strategic coordination of the three lead nations. The operating philosophy aims at consensus, often at the expense of principles, prioritizing issues that directly affect the three countries, their strategies and their regional ambitions.

 


L’autore

Lorenzo Fioramonti (Ph.D.) è assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna e Research Fellow all’Università di Pretoria (Sudafrica) e all’Università di Heidelberg (Germania). Fino al 2007 ha coordinato il principale progetto di ricerca sulla società civile nel mondo presso l’organizzazione CIVICUS: World Alliance for Citizen Participation ed ora sta lavorando a due progetti sulla politica globale ed il multilateralismo finanziati dall’Unione europea. È autore di oltre trenta articoli scientifici ed i suoi editoriali sono apparsi su The International Herald Tribune, The Mail & Guardian, Business Day, Das Parlament, Die Presse, Il Manifesto e www.opendemocracy.net. Tra i suoi libri più recenti: Global Survey of the State of Civil Society (Kumarian Press 2007), External Perceptions of the European Union as a Global Actor (curato con Sonia Lucarelli, Routledge 2010) e European Union Democracy Aid (Routledge 2010).



 
   
 
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